lunedì 6 aprile 2009

bitte

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Qua al Bitte, dopo 6 mesi di attività e 11 mesi di chiusura, siamo riusciti a mettere la testa a posto e ad accenderla.

La chiusura, avvenuta il 16 Maggio 2008, è stata un macigno che ci ha paralizzato per tutto questo tempo. L’improvvisa
cessazione di tutte le attività ha creato un buco economico che si è rapidamente allargato man mano che andavamo in
scadenza con i fornitori e ci siamo resi conto di non essere emotivamente e fisicamente pronti ad affrontare una
ennesima battaglia per la sopravvivenza.

Questi mesi di elaborazione hanno dato però dei frutti, c’è stato un interessante avvicendamento di persone coinvolte e
l’istinto per la vita è ri-sbocciato.

La situazione però non è affatto facile.
Abbiamo ottenuto un prestito e dobbiamo scommettere sulla capacità del gruppo
di fare ripartire una struttura così ingombrante. Nel pratico, siamo costretti a rinunciare al piano superiore e a
ridurre drasticamente il numero e le proporzioni delle nottate musicali (che oltre ad essere divertenti, sono il modo più
immediato per fare circolare l’economia). Inoltre dovremo essere odiosamente severi sul tesseramento: i nuovi soci
devono avere compilato la domanda di ammissione – online o presso la nostra segreteria – almeno 24h prima di
“accedere ai servizi” offerti dal Bitte.
Chi si presenta senza verrà, a suo e nostro malgrado, rimbalzato.

Le motivazioni della chiusura risalgono a questi temi: agibilità del piano superiore (la scala interna è “fuori legge” per 1cm ogni
gradino), contemporaneità delle tessere (tutte quelle rilasciate sul momento) e le lamentele dei nostri vicini di casa per il
volume della musica e dello schiamazzo umano.
A questo va aggiunta l’inedita decisione politico-amministrativa di fare rispettare tutte le norme esistenti sulla sicurezza nei locali pubblici,
andando a colpire trasversalmente praticamente
tutti, nell’ultimo anno e mezzo.

I pubblici ufficiali si sono impegnati con particolare zelo sui Circoli Arci che, pur non essendo locali pubblici, in molti casi si
comportano come tali, senza possederne i requisiti. Il Bitte è stato il primo, grossissimo agnello sacrificato, in questa
versione meneghina della Zero Tolerance.

La viva speranza è che si riesca a creare un tavolo di confronto fra Arci e Amministrazione Pubblica per stabilire a quali termini
i circoli più giovani e dinamici possono operare, stabilendo in primo luogo se Essi intendono veramente decretare il
“divieto di attività danzanti” (ma con che coraggio da incubo orwelliano il Governo ti può proibire di ballare?).

Nonostante la primavera, la situazione sta diventando macabra, e questa politica ne ha una grossa responsabilità.
L’umore diffuso nei confronti della vita in città è pessimo. La scarsità di offerta culturale e di luoghi di aggregazione
stimolanti sta deprimendo una importante porzione della società. Non sono i pensionati, o il corpo principale
dell’elettorato, ma sono quella minoranza attiva, globalizzata, tra i 20 e i 40 anni, culturalmente evoluta che a Milano
lavora, produce e spende le sue energie, e che vorrebbe vivere in una città, se non “avanti”, almeno al passo con le altre
metropoli europee.
Dal punto di vista di questa preziosa minoranza, una città contemporanea significa vastissima scelta fra espressioni culturali
diverse, serie o giocose, istruttive o evasive, di ogni forma e rango.

Sembra incredibile visto da qui, ma ci sono città dove si viene stimolati a differenziarsi dagli altri, perché la fantasia è il terreno
su cui si compete. Si emerge con la creatività e la capacità di fare circolare idee originali e fresche, importanti per
la società come ossigeno per il cervello.

Vorremmo attivare un circolo virtuoso di attività artistiche, di “movimenti”, che attirano persone, tipi curiosi e poi turisti e
quindi stimoli economici di cui può beneficiare la città nel suo insieme.

Non pensiamo che Milano sarà mai vitale come Berlino o Barcellona, ma vorremmo poter spiegare ai nostri Governanti
l’importanza strategica di poter almeno eguagliare Zurigo o Atene.

Siccome teniamo alla nostra città e a noi stessi come cittadini, sentiamo di dover reagire.
Il nostro impegno è di riempire il Bitte di attività sociali, politiche, ricreative, didattiche, artistiche, culinarie, e con ogni progetto interessante da realizzare,
proponendoci al quartiere, alla città e al mondo intero.
Cercheremo di migliorare l’atmosfera terrestre con luci, piante e sedute comode.
Connessione wireless e video-installazioni.
Si potrà mangiare qualche delicatezza della nuova cucina negli orari più diversi con musica mistica in sottofondo.
E una volta ogni tot, faremo una festa, per sfogare quel surplus di energia che ti esplode fuori talvolta, quando sei vivo.

Per fare quello che abbiamo in mente, avremo bisogno dell’aiuto di chiunque sia disposto a darlo.
Dai contributi filosofici a quelli di bassa manovalanza, dalle Istituzioni alle aziende, supportate il Bitte, è fatto per voi!


Grazie e a presto!
Bitte

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